un ritratto di Metternich

Metternich: il testamento politico

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«Il motto da me adottato “forza nel diritto” è l'espressione della mia convinzione, ed esso caratterizza la base del mio modo di pensare e di agire.

Alle parole non ho mai attribuito altro scopo se non quello di esprimere concetti esatti; alle teorie non ho mai attribuito il valore dei fatti, e i sistemi preconcetti non li ho mai considerati altro che prodotti di menti oziose o sfogo di animi turbolenti.

Non nella lotta della società per il progresso, ma nel progredire mirando ai veri beni: verso la libertà quale risultato immancabile dell'ordine, verso l'eguaglianza nella sua unica forma applicabile di eguaglianza davanti alla legge, verso il benessere, inconcepibile senza la base di una tranquillità morale e materiale, verso il credito che può fondarsi soltanto sulla fiducia, in tutto ciò ho riconosciuto il dovere del governo e la salute vera dei popoli governati.

Ho sempre considerato il dispotismo, qualunque fosse, come un sintomo di debolezza. Là dove esso si mostra, è un male che trova in se stesso la sua punizione; ma è funesto soprattutto quando si maschera col nome di progresso della libertà!

La monarchia e la repubblica sono idee che io comprendo. Monarchie assise su basi repubblicane e repubbliche assise su basi monarchiche sono forme che si contraddicono da sé e che io non comprendo. Tutt'e due, monarchie e repubbliche, possono prosperare solo sulle basi proprie alle une e alle altre. La migliore costituzione per uno Stato qualsiasi sarà sempre quella che si adatta meglio ai tratti particolari che distinguono ogni corpo politico. Nei grandi Stati la forma monarchica possiede il vantaggio di una più grande stabilità; è un fatto accertato dalla storia [vedi Montesquieu, nm]. Come ministro di uno Stato organizzato nella forma monarchica, io ho dovuto occuparmi solo di controversie relative alla forma monarchica. Ho escluso ogni discussione sulla forma repubblicana; e ciò si intende da sé, dopo ciò che ho detto.

Io considero uno Stato senza costituzione come una astrazione, al pari della ipotesi di un individuo che non abbia costituzione che gli sia propria. lo trovo la stessa idea nell'applicazione di un sistema di costituzione uniforme a tutti gli Stati.

L'idea dell'equilibrio dei poteri (immaginata da Montesquieu) non mi è mai sembrata altro che un modo errato di concepire la costituzione inglese; ho sempre trovato che essa non era pratica nell'applicazione, perché l'idea di un simile equilibrio ha la sua radice nella supposizione di una lotta perpetua, invece di essere fondata su quella del riposo, che è il primo bisogno per gli Stati che vogliono vivere e prosperare. [...]
Il mio temperamento è un temperamento storico, ripugnante a ogni forma di romanticismo. Il mio modo di agire è prosaico, anziché poetico. lo sono l'uomo del diritto e rifiuto in tutte le cose l'apparenza, là dove essa si separa dalla verità come fine a se stessa, e quindi là dove, privata dalla base del diritto, necessariamente deve risolversi nell'errore.

Io sono nato e cresciuto in mezzo ad una situazione sociale che ha preparato la rivoluzione del 1789 in Francia: perciò io conosco bene tale situazione. Gli elementi di forza e di debolezza che hanno prodotto le situazioni antecedenti e successive non mi sono mai sfuggiti. Osservatore degli eventi al tempo stesso calmo e severo, io li ho sempre considerati e seguiti nella loro origine e nel loro sviluppo, sia naturale che artificiale.

Durante i quarantacinque anni della mia carriera attiva, io sono stato dapprima testimone della prima rivoluzione francese, un testimone collocato in un punto di vista sociale elevato, e più tardi ho avuto una parte attiva negli eventi provocati da tale rivoluzione.

In contatto e in rapporto diretto o indiretto con tutti i Sovrani, con i primi uomini di Stato e i più importanti capipartito, nel corso di questo periodo che comprende quasi tre generazioni, io ho conosciuto tutti i fatti di rilievo che hanno influenzato lo sviluppo degli avvenimenti storici.

L'esperienza, dunque, non mi è mancata. Due elementi sono e saranno sempre in lotta nella società umana: l'elemento positivo e l'elemento negativo, l'elemento conservatore e l'elemento distruttore. lo ho sempre considerato come principale dovere di un uomo di Stato di avere lo sguardo rivolto tanto ai fenomeni che accadono in maniera spontanea, quanto a quelli che nel corso del tempo si manifestano sotto l'influenza dello spirito di partito, e di considerare ogni categoria a parte.

Il mezzo migliore di risolvere tale problema è di guardare e fissare le parole secondo il valore delle cose ch'esse sono chiamate a indicare. lo mi sono sempre fatto una norma di questo procedimento.

Citerò alcuni esempi per spiegare il mio modo di vedere.

La parola libertà ha per me, non il significato di un punto di partenza, ma quello di un effettivo punto di arrivo. Il punto di partenza è significato dalla parola ordine. Il concetto di libertà può basarsi soltanto sul concetto di ordine. Senza una base di ordine l'aspirazione alla libertà non è altro che la tendenza di un qualsiasi partito verso uno scopo che si è fissato. Nella sua applicazione effettiva questa aspirazione necessariamente si risolverà in tirannide. Poiché in tutti i tempi, in tutte le situazioni, io sono sempre stato propugnatore dell'ordine, le mie aspirazioni erano rivolte alla libertà vera e non a quella ingannevole. La tirannia di qualsiasi genere ha, ai miei occhi, soltanto il significato di mera assurdità; come fine a se stessa io la definisco come la cosa più vuota che il tempo e le circostanze possano mettere a disposizione dei regnanti.

L'idea di ordine, considerata dal punto di vista della legislazione, fondamento dell'ordine, è suscettibile delle più diverse applicazioni, a seguito delle condizioni a cui è soggetta la vita degli Stati. Considerato come “costituzione”, l'ordine migliore per uno Stato sarà quello che risponde alle condizioni materiali e morali che determinano il carattere nazionale. Non v'è ricetta universale in materia di costituzioni, come non v'è una panacea nell'ordine fisico.

La forma che costituisce il vero valore di una costituzione può sorgere negli Stati soltanto da se stessa. Le Carte non sono la costituzione; la loro importanza non va oltre al fatto di costituire le basi di un ordine nella condotta di uno Stato che deriva da esse basi. Che le costituzioni abbiano una influenza importante sulla formazione dello spirito nazionale è una verità incontestabile. Il rovescio di questa verità è che una costituzione deve essere il prodotto di questo sentimento, e non il prodotto di uno spirito inquieto e, come tale, passeggero.

Lo spirito liberale solitamente non tiene conto di una considerazione che, per le sue conseguenze, è invece fra le più importanti; cioè della differenza che, in pratica, risulta tanto negli Stati come nella vita degli individui, tra il procedere delle cose con misura ed il procedere a salti. Nel primo caso le cose si svolgono in successione logica e naturale, mentre nel secondo si ha soluzione di continuità. Tutte le cose nella natura seguono la via dell'evoluzione, del succedersi l'una all'altra; solo in questo modo è possibile la eliminazione degli elementi nocivi e lo svilupparsi di quelli buoni. I passaggi a salti richiedono costantemente nuove creazioni, ma gli uomini non possono creare.

Ho sempre considerato un errore, le cui conseguenze non si possono misurare, il fare un passo al di là dell'ambito in cui i principi hanno valore e l'avventurarsi sul campo di teorie azzardate. Dare adito alla speranza che tanto il governo quanto i partiti siano in grado di essere padroni, nel momento opportuno, di trattenersi sull'orlo del precipizio sopra il quale si sono messi, lo ho sempre considerata un'illusione che si è dimostrata tale attraverso l'esperienza dei tempi, né ho mai attribuito più diritti o meno influenza alle forze naturali di quanto ad esse appartengano.»

Da R. Romeo - G. Talamo, Documenti storici, III: L'età contemporaneo, Loescher, Torino 1972, pp. 18-21.